L'età dell'oro

Giorgio Moiso

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"A dieci anni di distanza dai muri di pittura o di pseudo natura - dice Martina Corgnati parlando del'arte di Moiso - l'artista continua ad affrontare, si può dire opera per opera, la difficilissima sfida di rendere necessario ogni lavoro ed ogni gesto e di decantare la dimensione strettamente, inevitabilmente soggettiva della sua pittura fino a affondarla in un lessico di sensibilità tangibile e condivisibile da tutti. Il suo repertorio espressivo continua ad arricchirsi, per esempio di fondi colorati, di accordi o dissonanze cromatiche di nuovo conio. La vita del pittore e della pittura non è forse mai stata così intensa e così piena".
Noi vogliamo sottolineare che nelle opere di Giorgio Moiso, oltre al trionfo della musicalità del colore, c'è la visualizzazione del ribollire vulcanico dell'attività dell'intuizione.
Anche se nelle opere di Moiso i colori sembrano ben definiti essi si compenetrano nel tutto, poichè sotto ciascuno di essi ci sono i proseguimenti tentacolari di altri colori, sotto i quali ci sono le pretuberanze di altri colori ancora e così di seguito, nel fitto succedersi delle strutture pure, lungo tutta la trama della campitura.
"Il trionfo del colore", dunque, che si intreccia a determinare una materia che costituisce l'involucro esterno del contenuto dell'elaborazione poetica dell'intuizione di questo artista.
E' indubbio che il colore è l'anima del poeta-artista Giorgio Moiso.
In "Donna che cannima", o "Nudo che sale le scale", oppure "Sorelle gemelle" e "Canzone d'amore" i passaggi tra i colori che rappresentano le gestualità pure avvengono delicatamente, senza conflittualità.
Le figure incise su quel poetico arcobaleno si muovono con eleganza, in quel miscuglio di liquidi a testimoniare la presenza di una vita che è arrivata o si è ritirata con la marea.
Il Giardino dell'Eden doveva avere i colori delle opere di Moiso e la figura femminile, appena accennata, che fa da padrona nei suoi quadri non è altro che la novella Eva.
Naturalmente non c'è ombra di Adamo, un dettaglio che sembra inutile nella creazione di un mondo fatto di sola bellezza.
"Affascinato da questo mondo di segni colorati-dice Claudio Cerritelli-Moiso porta nella pittura "La gioia di scrivere", intende la scrittura come ricerca di equilibri con il colore, come immagine in bilico tra il valore visivo dlle lettere e l'analogia verbale della materia pittorica".
Giorgio Moiso è nato a Cairo Montenotte nel 1942, apprende le tecniche di pittura da Carlo Leone Gallo e sotto la guida di Gino Bocchino, jazzman savonese, inizia lo studio della musica. Come batterista si evedenzia in alcuni gruppi jazz dell'epoca e come pittore, nel 1972, espone su invito di Mario De Micheli alla mostra "Il tema dell'uomo" al Museo di Albisola.
Dal 1968 ad oggi Giorgio Moiso ha effettuato una trentina di mostre personali in Italia e all'estero e più di cinquanta collettive. Le sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche di tutta Europa.

Eraldo Di Vita   

E-mail: milano70@artenetwork.net